Quello che i camperisti di oggi non sanno

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Vittorio Costantini quello che i camperisti di oggi non sanno

di Vittorio Costantini

Mi capita di sovente, nel mio centro vendita, di incontrare e mettermi a parlare con dei neofiti, potenziali clienti,  che manifestano perplessità sulle difficoltà e le “scomodità” di utilizzare  un camper.  In questi giorni di Ferragosto ho avuto l’occasione ed il piacere di trascorrere una vacanza in camper nel Sud Italia, e mentre percorrevo i lunghi kilometri sulla Salerno -Reggio Calabria, essendo ormai un camperista di lungo (o antico?) corso, mi son ritrovato a  fare delle riflessioni su come è cambiato il nostro  mondo, o meglio, come son cambiati i nostri veicoli,  in questi ultimi 30/40 anni.  

1)  LA MECCANICA

Negli anni ’80 viaggiavo spesso con i Ford Transit (con 70 e poi 80 CV) da me preferiti per la trazione posteriore e le ruote gemellari che garantivano  stabilità anche nei sorpassi dei TIR (all’epoca erano ancora LORO che sorpassavano NOI, e non viceversa come oggi) . La velocità di crociera a fatica raggiungeva i 90 Km/h. La versione che aveva l’overdrive (il pulsantino sulla leva del cambio, lo ricordate?) poi era considerata una vera chicca, poiché, lanciati in discesa, consentiva persino di toccare i 100!!! Ma la vera croce era sulle strade di montagna. Raramente in seconda si toccavano i 30/40, beccandosi tutti gli accidenti degli automobilisti in coda, che non riuscivano a superarmi anche se, quando potevo, mi accostavo per farli passare.

Oggi ho viaggiato con un Renault Master, (con una comune potenza di 130 CV, analoga al più conosciuto Fiat Ducato, ma sono diffuse anche versioni da 160 CV e oltre) con perfetta stabilità, con ruota singola, nonostante un bel mansardone ed  suoi oltre 7 metri di lunghezza. In autostrada poi faticavo a tenerlo “a freno” sotto i 120. Tenevo poi lo stesso passo automobilistico sulle strade in salita.

2)  IL FRIGORIFERO

Apparato fondamentale nelle afose giornate estive, ad altra croce (con i parametri di oggi) del camperista. Anche all’epoca avevamo il trivalente ma di certo NON automatico. Ciò significava: partire a 12 V RICORDANDOSI (!) poi, durante le soste, di passarlo a gas. La macchinosa operazione avveniva aprendo il frigo e mentre si doveva premere ripetutamente il piezoelettrico  sulla parte SUPERIORE  del frigo stesso, bisognava verificare,  da un minuscolo spioncino situato DENTRO ed IN BASSO, ad un altezza di appena 10/15 cm dal pavimento (quindi era meglio essere in due) che la fiammella restasse accesa. Questo implicava il chinarsi a gattoni a 4 zampe per osservare la fioca fiammella, tenere il frigo aperto parecchi secondi, se  fortunati, ma anche qualche minuto se, per qualche bolla d’aria, la fiammella si fosse spenta; ovviamente il tutto, dopo aver tolto alcune vivande dal frigo stesso che inevitabilmente coprivano lo spioncino. In ripartenza andava di nuovo posizionato l’interruttore sul 12 V  (operazione questa oggetto di molte dimenticanze). Una volta arrivati, la sera stessa, ci si accorgeva spesso  che, nonostante il frigo fosse stato acceso regolarmente, questo fosse appena “tiepido”, e ciò accadeva perché il camper doveva essere posizionato esattamente “in bolla” ovvero PERFETTAMENTE livellato, altrimenti il liquido refrigerante non circolava regolarmente.  

In questi giorni invece il mio “intelligente” Thetford ha fatto tutto da solo (anzi all’inizio mi sono meravigliato di non trovare gli ormai inesistenti pulsanti del trivalente) con tanto di freezer sempre ghiacciato, nonostante fosse parcheggiato con pendenza molto approssimativa. 

3 ) IL GRADINO

Altra piccola “croce” del camperista. Non esisteva né la spia di apertura né tantomeno il cicalino (e neanche a dirlo neppure gli odierni pulsanti di apertura automatica)  per cui spesso ce lo si dimenticava aperto (per fortuna senza mai gravi conseguenze, ma qualche strusciatura si che la si prendeva, e allora, poi svirgolato, rimaneva praticamente e perennemente bloccato). Ma anche in condizioni normali per aprirlo e richiuderlo ci voleva una forza da lottatore, poiché, essendo di norma situato appena dietro la ruota posteriore, rimaneva sempre sporco e incrostato di fango. Nella migliore delle ipotesi, ovvero in mancanza del fango, invece ci si sporcava comunque le mani.  

4)  IL PORTABICI

Portarsi dietro le bici una volta rappresentava un vero e proprio azzardo! Bisognava innanzitutto essere un esperto di nodi (ma di quelli buoni: quelli che non si allentano!), oppure munirsi di una buona quantità di elastici, quelli che se non stai attento ti schizzano negli occhi. Poi collocare uno straccetto o pezzetta sul manubrio affinché lo stesso non ti marcasse la parete del camper, protezione che però perdevi regolarmente dopo i primi 100/150 Km, per cui ti ritrovati ben presto senza più straccetti e con la parete comunque marcata. 

Oggi il comune carry bike della Fiamma è munito di due laccetti incorporati di sicurezza per le ruote ed un aggancio superiore al telaio opportunamente distanziato dalla parete, rendendo di fatto inutile e ridicolo un ulteriore cordino (che io comunque ho voluto utilizzare).

5) BATTERIA ED IMPIANTO ELETTRICO

Appena giunto a destinazione andava tutto bene: la batteria era carica e le luci (ancora rigorosamente ad incandescenza) ti permettevano di leggere perfettamente.

la seconda sera tutto diventava “più romantico”. Le fioche luci non consentivano più alcuna lettura e a malapena riuscivi a spogliarti o  vestirti  (beninteso se sapevi bene dove avevi messo i tuoi indumenti).

La terza sera (= secondo giorno) era il black out totale, e guai se eri in libera o, se anche in campeggio, non avevi in cavo lungo abbastanza per collegarti ad una colonnina o se la presa non combaciava. Rimaneva l’unica soluzione di mettere in moto il camper per parecchi minuti, affumicando te ed i tuoi vicini, e vanificando del tutto l’aria pura che ti eri andato a cercare (eravamo ancora all’euro ZERO!) .

In questi giorni un semplice pannello solare da 120 W  dal costo di poche centinaia di euro, abbinato alle sobrie luci al LED, mi ha garantito una batteria sempre carica al massimo, senza mai dovermi allacciare ad alcuna colonnina.  

6)  E MOLTO ALTRO ANCORA…

Potrei continuare ancora a lungo con gli oscuranti e zanzariere a rullo che, non essendo sigillati “a cassetta” come oggi, lasciavano comunque passare luce e zanzare ai lati; gli oblò a manovella lenti da azionare e che si indurivano con il tempo, e non a scatto come gli odierni, per non parlare del pratico wc a cassetta con tanto di rotelle in luogo dei  serbatoi fissi delle acque nere, cosi scomodi da scaricare ecc… 

Vorrei solamente concludere questa mia riflessione, comunicando ai neofiti, o neo camperisti quanto siano fortunati oggi a disporre di veicoli così perfezionati, comodi e user friendly,  e quando come detto all’inizio, li sento preoccuparsi delle “difficoltà” della  vita in camper, dentro di me mi viene semplicemente… da sorridere.

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