In Albania? Che ci andate a fare?

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camperista Umberto Agliastro

di Umberto Agliastro

Questo il commento di tutti saputo il nostro progetto di viaggio..

Per molti inutile andare in un paese che per 40 anni  è rimasto politicamente e fisicamente isolato dal mondo. Obbligando poi la “meglio gioventù” all’emigrazione  con  uno strano viaggio di ritorno e di riacquisizione dei loro valori, dei contenuti e delle tradizioni.

Anche se a colpire sono i bunker disseminati ovunque ( dicono essercene più di 500.000), il viaggio ha mostrato una realtà  fatta di piccola economia, di olivi, vigneti, strade, ammodernamenti legati alla compulsività più che ad una visione pianificata o a una totalizzante crescita economica, il tutto con l’obbligo di raccolta turistica nei soli mesi di luglio e Agosto. La grande economia è totalmente straniera.

La vocazione all’ospitalità, ci ha mostrato un percorso coraggioso perchè l’impegno individuale e privato corre molto di più del coordinamento programmatico dello Stato. Tanti B&B, tanti alberghi, tante proposte turistiche  con una sola controindicazione: l’eccesso di offerta sul territorio. Bisognerebbe “censirsi” per avere il coraggio, se in eccesso, di diversificare i servizi. Scoprire il coraggio di svolgere un’azione cooperativistica. Evitare formule di concorrenza tribale, che non interessano il potenziale utente.

L’Albanese cinquantenne come seconda lingua parla italiano e, forse pensa italiano , il ventenne diverso per aspetto fisico e studi, solo l’inglese  anche se entrambi sottolineano il solido rapporto di sempre con l’Italia (oggi anche a livello governativo) Il ventenne con visione prospettica percepisce come Storia superata, passata  il quarantennio post bellico che ha obbligato i suoi genitori a emigrare, ma sono anche la testimonianza che il passaggio di testimone verso l’amore della propria terra c’è stato.  Scutari, la loro città di cultura, consente di vedere nel Museo Nazionale di Fotografia Marubi uno spaccato della storia dei Balcani degli ultimi centocinquanta anni con centinaia di migliaia di negativi.

In sintesi, in Albania il viaggiatore “sta bene” , forse più emotivamente che razionalmente.

Un discorso a parte merita il Plein Air:  camper, roulotte, carrelli tenda, tende ecc.ecc. con targhe dall’est per antiche abitudini e dall’occidente per scelte più recenti, sostano e transitano verso la Grecia. Le proposte di sosta sono una miscellanea di formule: soste presso alberghi, case private con giardini adattati, aree sosta, ovunque lavori in essere comunicando a tutti i turisti ciò che faranno e saranno, quasi per avere in cambio esperienze o consigli. I prezzi di sosta, mancando una realtà locale, sono tipicamente europei: fra € 10 ed € 25.

I “works in progress” non danno una visione certa di ciò che sarà, ma esprimono una tosta volontà ad esserci. Il confrontarsi con il resto dell’Europa è percettibile visitando la capitale Tirana, un look che sorprende per eleganza, suoni e luci.

Il Campeggio Legenda a Scutari o quello di Girocastro, nell’incontro con i rispettivi titolari, potrebbero essere una tangibile sintesi del viaggio.

Sarebbe un peccato andare in Albania solo per un “consumo turistico”.

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