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In merito all'intervento di Giovanni Giordano (V.R. e crisi: riflessioni, qui), e alla risposta di Vittorio Costantini (Crisi e riflessioni... di Assocamp, qui), da Ivan Perriera, Coordinatore Nazionale U.C.A. e direttore del mensile Turit riceviamo e volentieri pubblichiamo.
Veicoli Ricreazionali e crisi economica
di Ivan Perriera
Carissimo Giovanni Giordano,
innanzitutto la ringrazio per avermi voluto coinvolgere in questa sua puntale, precisa e attenta analisi della situazione che tutto il settore sta vivendo.
I punti da lei toccati sono tutti concretamente trattati ed analizzati senza esagerazioni o imperfezioni e riscontrano in pieno la mia più ampia condivisione.
Ognuno di noi, in questo momento, ha la propria visione della situazione venutasi a creare e, proprio per questo, dovrebbe assumersi la propria responsabilità.
I MANAGER
Il settore, negli ultimi dieci anni, è stato “invaso” da un management certamente di valore ma, in molti casi, proveniente da settori che nulla avevano a che fare con le realtà del turismo itinerante.
Non è un caso che, guardando ogni singola azienda, sono ancora presenti molti di quelli che in questo settore sono “cresciuti”, conoscendone peculiarità, difetti e, soprattutto, rischi.
Forse, parlo di manager che non avevano molta dimestichezza con i conti economici, target o strategie commerciali specifiche del settore, troppe volte studiate a tavolino, non sapendo gestire adeguatamente i rapporti personali, non preoccupandosi delle reali possibilità di vendita dei loro concessionari ma di raggiungere i budget che loro stessi si erano dati (sapendo già di non poterli rispettare).
A fine anno, quindi, c’è stata la necessità di spingere il “sell in” (la vendita dal produttore al distributore), senza preoccuparsi del più importante “sell out” (la vendita dal distributore al cliente finale).
Adesso, molti di questi strateghi non sono più qui con noi e, come succede sempre, quei leoni dei quali parla lei, sono costretti a leccarsi le ferite di questa prima parte di crisi.
I PRODOTTI
Da tempo sostengo, ma non sono il depositario del verbo, che le caravan hanno un mercato a se e che, a mio avviso, non potranno sostituire la vendita dei camper.
Parliamo di due clienti diversi e l’unico vantaggio di chi ha deciso di riprodurre le caravan è quello che lei ha sapientemente indicato.
LE BANCHE
Chi può deve assumersi le sue responsabilità supportando le piccole e medie imprese prendendo posizione netta nei confronti delle organizzazioni che hanno l’obbligo di intervenire.
Assocamp/Confcommercio è certamente fra queste ma anche chi ha la possibilità di “spingere” qualche politico a tenere monitorata l’arroganza delle banche e delle finanziarie (molte delle quali si stanno comportando come i peggiori degli usurai).
Io, nel mio piccolo, ho denunciato questa situazione (informandone chi potevo) già nel mese di ottobre scorso, quando, cioè, alcune banche stavano già chiedendo, ad alcuni Concessionari, di “rientrare” entro il 31 dicembre.
Finalmente, sembra che adesso tutti se ne siano accorti e che si stia intervenendo (sono sicuro che Assocamp, attraverso Confcommercio, si impegnerà concretamente).
Quando ho potuto, come mi auguro avrà letto, ho cercato di dire la mia lanciando messaggi positivi senza ignorare quanto stava (e sta) succedendo, nella consapevolezza che gli sforzi che stanno affrontando i Concessionari sono pesanti.
POLITICHE COMMERCIALI DEI CONCESSIONARI
Anche in questo caso, e non poteva essere diversamente, la sua analisi sulle politiche commerciali della quasi totalità dei concessionari è molto precisa. Molti hanno preferito guadagnare sulle provvigioni delle finanziarie, concedendo sconti addirittura superiori alle stesse provvigioni concesse dalle case costruttrici.
Troppi “Brands”, come ha scritto, non hanno fatto altro che disturbare il mercato concedendo concessioni anche a chi non avrebbe mai dovuto essere coinvolto in questo difficile ma straordinario settore.
Sono stati lasciati 2 commenti 1. UntitledPasquale, UnregisteredConcordo in pieno con Perriera, l'invasione di manager , ha funzionato fino a quando andava bene tutto, adesso è uscito a galla che i grandi gruppi, i quali hanno ben pensato ai soli numeri, che chiunque opera nel settore (come il sottoscritto), ha dovuto sorbire durante i meeting, il futuro per quella gente era solo penetrazione di mercato, raramente ho sentito parlare di soddisfazione del cliente finale, adesso sono proprio quelle aziende a pagare pegno, ed hanno lasciato crescere aziende estere nel nostro mercato, che diversamente avrebbero avuto grande difficoltà . Posted 05/04/2009 ; 21:02:16 2. i brand fanno quello che il mercato permetteDaniele, UnregisteredBuongiorno,
condivido quanto detto. Lavoro nel settore dal 1999 e ho assitistito e partecipato alla costruzione ex novo di reti distributive di veicoli per il turismo itinerante di ultima generazione (new brand e stranieri al loro esordio in Italia) . Trovo semplicistico indicare il proliferare di marchi quale motivo della crisi. I marchi (e i rispettivi produttori) arrivano dove le condizioni si presentano favorevoli. Se esistono 10 ristoranti in una stessa strada é perché i pre esistenti non sono sufficienti o capaci di soddisfare quel flusso di clienti. Quando cala il flusso detti ristoratori hanno due scelte: - permanere specializzandosi - chiudere Ciò non toglie che sia intelligente proporre pizza o kebab invece de la Carte o menu tipico.. Magari si attrae addirittura maggior flusso, a vantaggio di tutti. Insomma il mercato é mobile, va interpretato e se ne ottengono benefici se l'offerta é conveniente ed oculata. La speculazione - in tempi come questi -ha vita breve, almeno quanto la scarsa capacità gestionale di manager e commercianti "old style". E anche i brand che stanno facendo corse al sell-in a colpi di extra+extra sconti di fatto dichiarano di essere incapaci e minano la propria sopravvivenza. Benvengano i nuovi brand allora e i nuovi centri vendita capaci di reinventare il loro approccio al mercato. L'importante é il prodotto e il servizio che intendono offrire. Il cliente lo capirà senza difficoltà e il mercato - magari lentamente - lenirà le sacche di "vecchiume" e si curerà senza troppe terapie. Saluti D.C. Posted 06/04/2009 ; 09:53:51 |