di Luca Stella
La colpa di Nino
Nino
Avola è uno di noi, un italiano che lavora. O meglio, Nino il lavoro
lo ha trovato, in Francia e lavorerebbe se non fosse che gli stanno
togliendo da sotto il sedere il posto di lavoro. E non solo a lui, ma
ad altri 189 come lui, tanti Nino Avola, o Luca Stella, o mettete
pure il vostro nome e cognome. Tante persone che ogni mattina si
alzano, portano a scuola i figli, vanno a lavorare, fanno il loro
dovere e poi tornano a casa. Con il vento e la pioggia, con la neve,
come oggi qui nel Beajoulais, con il caldo torrido. Non importa, non
è mai importato, è lavoro. Si prende, si va e si fa.
Nino
rischia di rimanere senza posto di lavoro e lo abbiamo scritto,
perché la fabbrica in cui lavora potrebbe essere chiusa nel modo più
brutale possibile. Nino quindi rischia di pagare per colpe che non
ha. Viene da chiedersi il motivo di una scelta del genere e
soprattutto se ci siano davvero colpe.
Qualcuno, immaginiamo,
potrebbe pensare che la produzione francese di casa Hymer non ha
successo, e per quanto riguarda le caravan, la serie Touring,
sappiamo che non è così, visto che altri concorrenti proprio in
quel segmento stanno addirittura ampliando le gamme proprio perché
c'è forte richiesta.
Dunque se non c'è, non è colpa di chi
lavora ma delle teste, ammesso che sia così.
Allora possiamo
pensare che lo stabilimento francese, che per quarant'anni è andato
bene, da qualche anno è in perdita. A smentire questa bizzarra tesi
sono gli stessi dirigenti Hymer, in un bellissimo ed esaustivo
servizio televisivo di qualche tempo fa e che riproponiamo, proprio
perché i lettori di Newscamp possano meglio comprendere.
La colpa di Nino
E prima di proseguire, ecco il video che presenta una fabbrica attiva, piena di ordinativi e di successo:
E allora che ragione c'è? Si dice che il Governo tedesco avrebbe
promesso sgravi fiscali al marchio tedesco nel caso concentrasse la
produzione in Germania ma la cosa non torna visto che proprio
importanti produttori tedeschi e in salute, come ad esempio Carthago,
hanno delocalizzato e con successo in Slovenia. E poi siamo sicuri
che la perdita di immagine che questa vicenda sta producendo e la
perdita di 190 posti di lavoro valgano un aiutino? Come dire che per
Hymer la vita del proprio personale vale nulla, non possiamo crederci
anche perché l'equazione è presto fatta: se non si tutela il
personale proprio, che dire dei concessionari e dei clienti? No, non
ci crediamo.
Che la Hymer sia in difficoltà? Difficile anche
solo crederlo. Un grande gruppo e un marchio così prestigioso che
razza di gente avrebbe avuto alla guida in questi ultimi anni per
ridurlo in uno stato del genere? Impossibile anche solo da credere.
Anche perché che il mercato andasse in una certa direzione era cosa
nota almeno dal 2002, e furono proprio personaggi Hymer i primi a
parlarcene di quelli che sarebbero stati gli scenari da lì agli anni
futuri e visto che le cose sono andate proprio in quella direzione
non si capisce.
E poi che Hymer stia in salute è dato
dall'aver appena assunto un nuovo top manager. Stando ad alcuna
stampa, ma non sappiamo se le fonti siano confermate, parrebbe con
uno stipendietto da un milione di eurozzi l'anno. E chi mai
assumerebbe un top manager e soprattutto a quelle cifre se non perché
può permetterselo? Ultimo ma non ultimo il Museo Hymer. Oddio, il
nostro settore ha dimostrato, da Digue a Westfalia, passando per
Roller e per Tirus, che i musei portano una sfiga pazzesca, ogni
volta che una azienda pensa solo di farne uno, iniziano i disastri.
Ma noi dobbiamo essere razionali, come credere nella
superstizione?
Alla Hymer France hanno attuato azioni
dimostrative pesanti, arrivando a smontare un van e a bruciarne gli
interni e promettendo per oggi di fare la stessa cosa con una caravan
Touring, evento scongiurato dalla promessa di un incontro con il
managment tedesco presso la Prefettura il giorno 13 alle ore
14,30.
Noi ovviamente terremo le orecchie ben tese anche perché
dopo aver analizzato bene la cosa, non esiste una ragione valida,
logica, sensata per chiudere Hymer France. Preferiamo credere sia
solo un malinteso o qualche errore nei calcoli che qualche
amministrativo ha fatto troppo frettolosamente o in preda a una
influenza stagionale che oramai sarà passata.
Caro Nino Avola,
cari amici di Hymer France, sappiate che l'opinione pubblica italiana
di settore segue la vostra vicenda con interesse e apprensione.
Vi
siamo vicini e siamo certi che Hymer Ag alla fine tornerà sui suoi
passi, non vediamo allo stato ragioni affinché ciò non accada.
Nessuno ha ancora lasciato un commento |