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Twitter, i VIP, il nostro settore e John Belushi

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C’è aria di crisi nei rapporti tra Twitter, il social network più popolare del momento, e alcuni VIP italiani. E’ una storia che non ha apparentemente alcuna attinenza con il nostro settore, ma ci consente di riflettere sulle modalità di approccio e di utilizzo della comunicazione 2.0 che però alla fine ha una valenza generale, e quindi, seppur per la proprietà transitiva, porta a conclusioni utili anche al nostro mondo.

Il primo a dire addio fu Fiorello (anche se la vicenda puzza di aiuto al lancio di un altro social network, ma entreremmo nel campo delle ilazioni e non sarebbe corretto), poi la lista si è allungata, includendo personaggi come Rudy Zerbi e Max Novaresi. Il problema è comune, costoro diventano bersaglio di followers, quindi di persone che li seguono solo per scrivere giudizi trancianti e offensivi, in cerca forse del loro attimo di gloria, se non addirittura contro-account, come @odiorudyzerbi oppure hastag, del tipo #zerbizitto.

A ben vedere però il motivo di tali situazioni difficili e imbarazzanti come spesso accade non è da ricercarsi nella contingenza del momento. A riprova ricordiamo che vere o presunte difficoltà attuali del nostro settore erano già state previste dal sottoscritto in un libro del 2008 e, tanto per non sembrare preveggente, da Umberto Agliastro sul numero 62, nel lontano 1977, di 2C Caravan Camping. Nel mezzo, il libro “Roulotte, Camper e Motorhome” del 1978. Come dire, sarà la crisi, saranno le banche, sarà quel che si vuole, ma se trent’anni fa già erano prevedibili certe situazioni, vuol dire che forse una riflessione andava fatta sul come e perché si preferisca cavalcare ora quest’onda (caravan), ora quest’altra (camper), senza soffermarsi sul fatto che trattandosi di onde, più che cavalcarle fino a discenderne, bisognava gestirle, banalmente magari cavalcandole tutte (e il mercato inglese di questi mesi insegna parecchio a tal proposito).

Parimenti, verrebbe da chiedersi come mai i VIP americani e inglesi utilizzano Twitter con profitto, senza subire incidenti di sorta, mentre alcuni dei nostri sono in balia di pazzi che per un attimo di gloria vomitano addosso a loro qualsiasi scemenza.

Il problema è sempre quello. Purtroppo molti VIP nostrani abbracciano i social network non in modo manageriale, ma sull’onda dell’entusiasmo, senza una precisa linea editoriale, senza alcun obiettivo. Non ho mai, per esempio, letto di una Lady Gaga su Twitter che scrive “oggi è una bella giornata”, anche perché che qualcuno risponda “chi se ne frega” sarebbe automatico, però per la cantante italo-americano Twitter è diventato il canale preferenziale per tenere uniti i fan, lanciare prodotti e iniziative e, dulcis in fundo, fare business.

Insomma, i VIP americani con Twitter incrementano i fan, si fanno conoscere meglio e guadagnano soldi, mentre alcuni dei nostri si prendono gli insulti e, incredibilmente, pure gratis. Allora la soluzione non è correre su Twitter e poi altrettanto velocemente scappare, ma gestirne la propria presenza in modo utile per tutti, VIP e fan. In fondo sarebbe come, prima di partire, decidere dove si vuole andare, con quale mezzo muoversi, per fare cosa una volta lì giunti; insomma parrebbe perfino logico e sensato procedere nella direzione qui suggerita, ponendosi degli obiettivi che siano sì ambizioni ma anche raggiungibili e verificabili.

La domanda anche nel caso del nostro settore resta quella: “perché subire il mercato e non gestirlo?”. Vero che poi, pur di autoassolversi (come se di processo si trattasse e non lo è), la scusa la si trova sempre. Ma non sarebbe meglio costruire un settore o una presenza su Twitter che siano positivi e profittevoli per tutti e sempre?

In caso contrario non resta che prendere spunto da ciò che nel film The Blues Brothers, Jacke (John Belushi) dice per convincere l’ex fidanzata Carrie Fisher a perdonare e a non uccidere lui e il fratello Elwood (Dan Aykroyd):

Ti prego, ti prego, non ci uccidere. Ti prego baby, lo sai che ti amo. Non avrei mai voluto lasciarti, non è stata colpa mia. Davvero, sono sincero. Quel giorno finì la benzina. Si bucò un pneumatico. Non avevo i soldi per il taxi! Il mio smoking non era arrivato in tempo dalla tintoria! Era venuto a trovarmi da lontano un amico che non vedevo da anni! Qualcuno mi rubò la macchina! Ci fu un terremoto! Una tremenda inondazione! Un’invasione di cavallette! Insomma, non fu colpa mia.

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1 commento

  1. Lamberto Faviani scrive:

    Direttore, a quanto pare adesso ne parlano anche altri:
    http://www.ilgiornale.it/spettacoli/vip_fuga_noia_e_insulti_twitter_e_asocial_network/29-04-2012/articolo-id=585484-page=0-comments=1

    Complimenti per aver anticipato le analisi anche di altri

    Lamberto Faviani

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