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Flavio Briatore scusali non sanno quello che dicono e fanno

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Troppo spesso si parla di turismo e ognuno ne parla come se il segmento a lui vicino per ideale, affinità, cultura, aspirazione o altro fosse quello vincente; una sorta di Via verso Damasco, una luce, un totem a cui, presto o tardi, anche gli altri, poveracci, dovranno arrivare. Chiacchere da bar si dirà. Vero, chiacchere da bar ma come gli austriaci sanno bene e Silvio Pellico insegna, si può uccidere o almeno far male anche e più che con la spada.

Del resto lo insegna anche Cyrano: “…perché con questa spada vi uccido quando voglio…” e la spada preferita dello spadaccino di Guascogna era la penna, sebbene anche con la lama affilata non se la cavasse male.

In Sardegna chiude il Billionaire, locale storico e calamita del turismo isolano. Già perché, piaccia o non piaccia, comunque la si pensi, il Billionaire ha svolto in questi anni la funzione di punta di diamante di tutto il comparto turistico, tutto nessun segmento escluso. Legittimamente non è il modo di trascorrere le vacanze di tutti, ma che il Billionaire per la Sardegna rappresentasse molto più che un punto di ritrovo per VIP e non solo, è un dato incontrovertibile. In questi anni migliaia di persone in vacanza in albergo, seconde case, in campeggio o in aree di sosta con il camper in Sardegna hanno deciso di non recarsi al Billionaire, ma altrettante, se non di più, sono quelle che ci sono andate o, complice la fama del locale, hanno soggiornato nei dintorni per respirare l’aria Hollywoodiana o il clima da Dolce Vita che si palesava poco distante. Anche se poi, chissà per quale ragione, non tutti lo confessano quasi fosse un peccato.

Allora, bando alle ipocrisie e alla favola di Fedro sulla Volpe e l’Uva, il dato certo dell’afflusso in Sardegna quest’anno registrerà un calo negativo non dovuto tutto alla crisi, reale o supposta che sia, visto che non tutti giungono da nazioni in crisi. La chiusura del Billionaire e la contemporanea apertura dello stesso in altre nazioni e perfino continenti dimostra come se si vuole fare turismo bisogna portare rispetto a ogni forma, a ogni segmento e soprattutto capire che il turismo è una industria, è business e come tale, cioè in modo imprenditoriale, deve essere gestito.

Flavio Briatore ha dato molto al nostro Paese e continua a dare tantissimo. Sarebbe il caso di ricordare il suo arrivo in Formula 1, quando la maggioranza si chiedeva chi diavolo fosse, e il fatto che ha vinto due mondiali piloti e uno costruttore con Benetton e con un pischellino di nome Schumacher. Con una squadra che venne poi rifondata visto il passaggio diretto a Renault e il passaggio, anch’esso diretto, del pilota e di parte dei tecnici alla Ferrari, riuscì poi nell’impresa di andare oltre nei successi con un pilota che si chiamava Fernando Alonso e tecnici nuovi.

Ma la storia di Flavio Briatore è quella di un imprenditore di successo, quindi odiato da chi avrebbe voluto essere come lui senza riuscirci, che è stato capace, come solo ai grandi imprenditori accade, di ripartire spesso e ogni volta di arrivare al traguardo da vincitore.

Un imprenditore che alla Sardegna e all’Italia in termini di business turistico ha dato molto e due volte, per come ha gestito le sue imprese, ma anche per quanto ha fatto guadagnare a chi si è trovato ad operare vicino a lui e che inconsapevolmente si è ritrovato a gestire un afflusso di persone che non avrebbe immaginato.

Oggi le scuse a Flavio Briatore sarebbero dovute da parte degli italiani che, come succede solo ai grandi, comodamente lo rimpiangeranno postumo, augurandogli comunque lunghissima vita, e dal sistema turistico del nostro Paese che dovrebbe recarsi da lui per chiedere consigli invece che pontificare su cose di cui troppo spesso ignora la materia.

Arrivederci a fine estate, quando sarà noto il dato del business turistico in Sardegna e si vedrà che il trend di oggi verrà confermato, ovvero tendente al negativo, e non tutto dovuto alla crisi, ma anche a decisioni avventate come quella di non porre le condizioni affinché il Billionaire restasse aperto.

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1 commento

  1. Enrico Fausti scrive:

    Due week end fa eravamo sette equipaggi di camperisti. Arriviamo alla Sardegna e si scopre che tutti siamo stati almeno una volta in costa smeralda perché le mogli o le figlie volevano vedere i famosi.
    Direttore ha ragione, non si va in sardegna solo per quello ma quando ci si è lì un salto lo si fa. E’ il confessarlo che a qualcuno non riesce.
    quest’anno noi ferie in Spagna e mia figlia mi ha chiesto di fermarci almeno una notte a montecarlo per andare a vedere fuori dal billionaire :-)

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